a cura del Dott. Eugenio di Zenobio  Guida Ambientale Escursionistica    
a cura del Dott. Eugenio di Zenobio  Guida Ambientale Escursionistica    

Il Camoscio d'Abruzzo

I suoi predatori

I predatori naturali sono il lupo che ha finalmente ricolonizzato l'intero Appennino (nel 1990 è tornato anche sulle Alpi, grazie all'istituzione e alla salvaguardia di arre protette, e non per l'immissione -come qualche ignorante vuol far credere- di lupi in montagna. Addirittura ci sono favole metropolitane che raccontano di lupi paracadutati da elicotteri.......!!!), in piccolissima percentuale l'orso marsicano e l'aquila reale.
Altro grande predatore è la lince. Questo perché la lince -che è un felino- non ha difficoltà a risalire pareti rocciose, a differenza invece del lupo. Ma ad oggi non si può parlare ancora di una popolazione vitale di linci in Abruzzo, per cui non costituisce per il camoscio una grande minaccia. Anche se la sua presenza è storicamente e da sempre segnalata nel Parco Nazionale d'Abruzzo così come su Majella e Gran Sasso, la versione ufficiale di Enti Parco e famigerati studiosi della Natura è quella che la lince sia stata clandestinamente reintrodotta. Io sono assolutamente convinto che la lince in Appennino non si è mai estinta. E gli studi che vengono tuttora portati avanti dal Gruppo Lince Italia (chi vi scrive è uno dei menbri) dimostrerà presto (si spera !) il contrario.

clicca per ingrandireOggi la vera minaccia per il Camoscio d'Abruzzo è rappresentata dall'uomo e dalle sue attività: il volo a bassa quota di un aereo, ma soprattutto di un aliante che può facilmente essere scambiata per un'aquila reale, disturba fortemente il camoscio. Si ricordi -poi- che in Abruzzo è ancora diffuso il bracconaggio.
Tra questi aspetti va inserita anche la regolamentazione del flusso turistico nell'accesso ai sentieri che portano alle zone dei camosci. Cioè limitare -in determinati periodi dell'anno, soprattutto d'estate- l'accesso ai sentieri dei camosci, onde evitare che il numero massiccio dei turisti (spesso sono indisciplinati: schiamazzi, abbandono dei sentieri, addirittura danno da mangiare agli animali!) arrechi disturbo alla specie, come purtroppo avviene.
Il turista deve essere gestito in modo da costituire per il Parco una ricchezza e non un danno.
Nel PNd'A l'accesso ai sentieri del camoscio è limitato nei mesi di Luglio e Agosto da ormai 5-6 anni, e i risultati si sono visti. Lo stesso non accade nel Parco Nazionale della Majella-Morrone e nel Parco Nazionale del Gran Sasso-Laga. Si spera che il prima possibile i due Enti Parco prendano atto della situazione (davvero insostenibile per i camosci di Pizzo Cefalone -PNGSL-) e decidano - finalmente - per una limitazione turistica controllata.